Pascolamento rotativo-intensivo: un modo per migliorare l’efficienza mantenendo la qualità?

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Parte 1: la tesi.

di Francesco Tiezzi, North Carolina University

Negli Stati Uniti la maggior parte della produzione di carne si basa sul pascolo. Sì, sembra strano a sentirlo dire, nel paese che ha inventato i feedlots e i CAFO (ConcentratedAnimalFeedingOperation).

Il ruolo del pascolo nella produzione della carne si trova soprattutto nelle aziende che fanno linea vacca-vitello.

Ovvero, quasi tutte le vacche da carne sono tenute al pascolo, i vitelli vengono allontanati dalla mandria tra i 6 e i 9 mesi. Poi, la maggior parte di loro, viene ingrassato nei feedlots (anche loro CAFO) fino a 14-18 mesi di età.

Ogni anno negli Stati Uniti vengono macellati circa 38 milioni di manze e manzi (maschi castrati) da carne.

L’uso massiccio del pascolo per le vacche non è tanto per la qualità delle carni che ne deriva, ma per motivi economici. Essendo la terra una risorsa abbastanza abbondante nel paese, ecco che conviene che le vacche se ne stiano al pascolo, risparmiando gli ingenti costi di alimentazione e costruzione delle strutture zootecniche.

Anche qui, ci tengo a precisare che non si tratti proprio di agricoltura estensiva, ma c’è un certo grado di intensivizzazione, per lo meno in certi contesti.

La riproduzione è spesso controllata, effettuata tramite inseminazione artificiale e sincronizzazione degli estri.

La seconda, in particolare, è una pratica molto diffusa perché assolutamente necessaria: per approfittare di periodi di crescita del pascolo spesso limitati a certe stagioni, bisogna che i parti siano concentrati all’inizio della stagione vegetativa. Ecco che il controllo della riproduzione diventa fondamentale.

Negli Stati Uniti, ma anche in altri paesi dove il pascolo è largamente utilizzato per i bovini, spesso si vede praticare il cosiddetto “pascolamento rotativo intensivo”, detto anche mob grazing.

Il concetto non è nuovo, si tratta semplicemente di controllare gli spostamenti degli animali in maniera serrata, suddividendo l’intero pascolo in aree di dimensione ridotta per fare in modo che gli animali possano pascolare solamente in una di queste aree, ma spostando gli animali frequentemente, anche due volte al giorno.

La dimensione degli appezzamenti di solito è calcolata sulla base dell’ingestione giornaliera e la produzione del pascolo. In poche parole, gli animali hanno accesso ad una quantità di foraggio necessaria ad un giorno di alimentazione.

Gli apparecchi che ne permettono l’automazione non si sono fatti attendere. Per esempio, l’azienda Lely propone il robot Voyager (https://www.yumpu.com/en/document/read/54280183/lely-voyager) che permette di spostare le vacche, in maniera continua e controllata, senza l’intervento umano. Sempre che ci si trovi in pianura, mi permetterei di dire!

Il pascolamento rotativo-intensivo comporta dei vantaggi:

  • gli animali usano tutto il foraggio a disposizione;
  • le perdite per calpestamento sono ridotte, data la scarsa possibilità degli animali di spostarsi;
  • gli animali non hanno neanche la possibilità di selezionare le essenze.

Questo, se da una parte è un vantaggio dal punto di vista dell’efficienza di utilizzazione, dall’altro riduce il margine di manovra dato dall’habitus dell’animale.

Ora, bisogna anche dire che quando questo tipo di pascolamento viene praticato, difficilmente si trovano più di 2-3 specie foraggere in consociazione. Questo perché si tratta, in definitiva, di un tipo intensivo di pascolamento e si tende a controllare l’alimentazione in maniera non troppo differente da come si farebbe in stalla.

Quindi la domanda che sorge spontanea è: se la qualità è data dal pascolamento su diverse essenze foraggere, si può usare il pascolamento rotativo per migliorare l’efficienza, senza compromettere la qualità?

 Ne parleremo nel prossimo articolo