La notte agitata dell’allevatore/casaro… tutti i sogni NON muoiono all’alba

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Carlo Fiori

Attraverso la metafora del sogno, Carlo Fiori ci offre il suo punto di vista su come il settore latte si dovrebbe risvegliare dopo il sonno da Coronavirus. Ma mentre Calderon de la Barca nel suo libro “la vita è sogno” ci dice che l’intera esistenza è sogno e, quindi, illusione, Carlo usa il sogno come un ponte fra passato e presente per proporci un modello di sviluppo che ci convince e che auspichiamo.

Carlo Fiori
Carlo Fiori

di Carlo Fiori

Mi chiamo Rodolfo e vivo con i miei animali tra il piano e la montagna.

La sera, dopo la mungitura e la produzione del mio formaggio, vado presto a letto perché la giornata, poi, inizia presto. Di nuovo la mungitura e la produzione del mattino …e poi la stalla, i prati da amministrare (c’è anche il fieno da fare) e poi…e poi i lavori di nuovo del tardo pomeriggio e la produzione della sera.

Tante volte penso che se facessi l’imbianchino o qualunque altro dignitoso lavoro manuale dopo 14/16 ore di lavoro sarei…ricco!?

Invece da sempre (mi ricordo ancora mio nonno all’opera) allevo animali da latte e faccio formaggio e mi sento messo da parte, come se il mio lavoro non valesse niente. Ma è il lavoro che so fare e, modestia a parte anche bene, e allora…va bene così.

Questa notte però, nonostante la sana stanchezza, dormo agitato. È come se fossi sveglio: è anche “bello” perché vedo il nonno e poi mio padre nella stalla, vedo gli animali che brucavano liberamente nel pascolo ricco che abbiamo, sia qui in basso, in primavera/autunno, e poi quello ancora più ricco e profumato del pascolo su cui saliamo in estate, e i formaggi “buoni” perché è ” buono” il latte – come si dice: “poco ma buono”.

formaggi guffantiFormaggi elastici, profumati, ricchi di aromi e di sapore che danno tanto gusto alla nostra tavola anche da un anno all’altro e che le donne un po’ vendono al mercato, anche a “quelli della città “. La mia vita, semplice e senza grilli per la testa.

Poi la scena cambia, improvvisamente: son sveglio? dormo? sogno? è un incubo?

Il nonno e il papà non ci sono più; tutto è cambiato. La stalla è piena di veterinari, mangimisti, consulenti di ogni genere e tutti mi dicono la loro: se voglio vendere il mio latte (e/o il mio formaggio) DEVO FARE COSÌ!  cioè come dicono loro, O NIENTE.

E il sogno (?) è davvero come un incubo.

Perché in realtà mi accorgo che ho dovuto, quasi inconsapevolmente, adeguarmi: il prezzo del mio latte non posso farlo io, non è adeguato al livello qualitativo perché è IMPOSTO da altri (e non so neanche da chi, non lo sanno neanche le mie donne che vanno al mercato a vendere: sanno solo che al nostro prezzo non si vende).

Ma il prezzo è così basso che tutti quei personaggi che popolano il mio incubo mi convincono (anche con le cattive) a cambiare i miei modi di gestione.

Alle bestie altro che erba e fieno: fanno troppo poco latte e a quel prezzo l’unico modo di far quadrare la moltiplicazione prezzoxquantita’ = incasso è di aumentare la quantità. …e l’incubo diventa sempre più angoscioso.

Mi sveglio tutto sudato …cerco di riprendere sonno …tornano i personaggi dell’incubo.

Se voglio fare più latte le bestie DEVONO mangiare queste razioni, in queste quantità e in queste proporzioni, di cose che le mie bestie non hanno mai mangiato, cose che (quasi) sostituiscono il mio foraggio e che devo comprare da loro e al loro prezzo.

Mi siedo angosciato sul letto perché realizzo che quella è anche la ragione della fragilità della salute delle mie bestie che adesso partoriscono poco e a fatica, spessissimo hanno bisogno di cure veterinarie- quando c’è stato un tempo in cui il veterinario, se veniva, veniva per salutare il nonno e, magari, bere alla salute-. E io, comunque sono sempre a margine di una società che non mi paga neppure come paga invece il tempo dell’ultimo degli artigiani.

Non dormo più.

Mi giro e mi rigiro nel letto. La notte è angosciosa ed angosciata.

Mi riassopisco (?): mi vedo ad un incontro organizzato da “quelli che sanno “e dove le mie donne mi hanno mandato per vedere se c’era qualcosa da capire e da fare per sopravvivere.

C’è un tizio (giacca e cravatta) che dice cose “strane” e che sono esattamente l’inverso di quello che dicono ” quelli degli incubi”.

Così strane che viene fatto passare come uno che non sa quello che dice.

Parla di animali che si alimentano bene, che diminuiscono la resa, ma che danno un latte che chiama Nobile.

Per quelli che scuotono la testa, ci sono invece io che vengo riportato ai miei (nobili) ricordi di bambino e giovane allevatore, ricordi di prima dell’orgia da prezzo unico del latte quando ero povero come adesso ma gli animali erano felici.

Sogno ? son desto (?) ……ed è come non è ma (ri)vedo un altro tizio che dice anche lui cose altrettanto strane e che non capisco.

Mi dicono che è un microeconomista : non so cosa voglia dire e  usa un vocabolario che non conosco ma mi rimbomba nella testa, improvvisamente , una frase che ha ripetuto più volte : ” …….gli economisti classici hanno teorizzato che LA DOMANDA DI CIBO E’ ANELASTICA RISPETTO AL PREZZO”.

Sono talmente disperato che riesco a farmi forza e chiedere di mettere l’affermazione in soldoni. E questa volta capisco bene: lo stomaco di uno ricchissimo si riempie con la stessa quantità di cibo di quello di uno povero. Cioè uno ricchissimo può spendere cifre immense e senza limiti per beni costosissimi ma quando beve un caffè spende gli stessi soldi che spendo io.

E la differenza di spesa tra un caffè pessimo e uno molto buono è minima e anch’io posso colmare la differenza tra i due prezzi.

Adesso sono proprio sveglio.

E intanto che mi alzo e mi preparo a mungere, mi trovo a rimuginare sugli incubi-sogno della notte.

Se ritorno a produrre meno, se riporto gli animali ad alimentarsi come natura comanda (buon fieno, ottimi pascoli) so che faccio meno latte, ma CHE LATTE e di conseguenza CHE FORMAGGI!

E  a mia moglie che mi dice : “ma ti rendi conto a che prezzi devi vendere?” so cosa rispondere: il prezzo  sarà finalmente remunerativo e nel prezzo- costo , che finalmente posso svincolare da quelli imposto da chi mi ha creato gli incubi, riuscirà a starci, oltre  la minor resa delle vacche, anche il valore del mio lavoro ma, alla fine il prezzo-ricavo non sarà così alto da impedire il consumo di quella dose (piccola) che serve.

Sembra che continui a sognare ma invece ci ragiono e mi accorgo che più sveglio di così non posso essere.

Ma poi una domanda: riuscirò, da solo, a spuntarla??

E intanto il primo giornale radio sta snocciolando le cifre della pandemia da Corona virus e, quelli che sanno, stanno spiegando che il mondo, alla fine di questa specie di terremoto che non ha uguali nella storia degli ultimi cento anni, non sarà più lo stesso e che, forse, dovremo fare i conti con una realtà quasi da anno zero.

Per quel che mi riguarda sono abituato a lavorare duro e a non arrendermi mai e penso che, con le mie idee e le mie determinazioni finisco ad essere, da ultimo che ero, il prototipo di chi saprà/potrà andare avanti e profittevolmente.

E la parte virtuosa del sogno prende consistenza.

Credo proprio di aver messo a fuoco una delle formule giuste e adeguate per la ripresa e lo sviluppo del lavoro da allevatore/casaro.

E allora ricomincio la giornata, solidale con i miei simili e preoccupato come loro, ma sollevato e pieno di speranza per il “dopo”.