La lettera di un allevatore, nonché medico, deluso…

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La lettera di un allevatore, nonché medico, deluso della cattiveria e dall’approssimazione scientifica di una ricerca sull’inquinamento del latte recentemente sventolata ai quattro venti. Tutta la nostra solidarietà al mondo zootecnico con la promessa che ne riparleremo ancora.

Scrive il dott. Gioacchino Maione

 

               Veramente penso che la recente inchiesta del Salvagente e soprattutto la ricerca dell’Università di Napoli siano l’ultimo ma fatale colpo al latte fresco italiano.

Da medico, per di più napoletano, nonché allevatore da 50 anni, sono veramente mortificato di sentire ogni giorno gente che non beve più latte, ovvero, se lo beve, utilizza latte “sbagliato”, che nulla ha più del vero latte.

Penso che proprio ci mancasse questo approfondito studio sui residui nel latte con parametri che vanno ben oltre i limiti di Legge!

Abbiamo per fortuna in ITALIA le leggi più severe sulla produzione del latte, una qualità unica del latte fresco di ALTA QUALITA’ che da 40 anni aveva definito la vera tracciabilità e soprattutto aveva definito parametri sulle proteine (almeno 32 gr per litro) unici nel panorama mondiale ed aveva previsto parametri di carica batterica e cellule somatiche veramente severi. Aveva definito tempi ed ulteriori criteri (sieroproteine) che veramente tutelavano il consumatore ed offrivano un prodotto davvero eccezionale; un prodotto che salvaguardava il consumatore ed il produttore allevatore, i due anelli deboli della catena da sempre mortificati da sistemi tecnologici che avevano alla base della propria filosofia il profitto e non sempre la tutela della salute.

Tutto questo aveva funzionato per anni, ma poi a certa industria il sistema di tracciabilità cosi rigido dava fastidio (obbligatoria la registrazione anche dell’ora di mungitura e della targa della cisterna, eravamo nel 1985). La stessa distribuzione , sempre più grande (non per niente si chiama GDO!) ha iniziato a privilegiare latte a lunga o media scadenza inventando un nuovo tipo di latte, il microfiltrato, che con la scusa di durare 11 giorni , ha rubato il mercato per favorire un ‘industria che non doveva essere aperta più di domenica e nei giorni festivi  (come facciamo NOI da sempre) e una distribuzione che sempre più faceva acquisti centralizzati e preferiva caricare i banchi ogni due o tre giorni senza avere il “fastidio” della scadenza breve .

Scadenza che garantiva una freschezza, una genuinità, una naturalezza unici, una ricchezza in elementi sani e ricchi che solo noi produttori conosciamo e che la scienza ha fatto finta di negare. Nessuno ha voluto spiegare che fine facciano quelle catene proteiche composte da aminoacidi essenziali sottoposte a pressioni di 200 bar, che fine fa quel grasso che prima viene tolto, poi vieni riunito in percentuali standard che nulla ha a che fare con la naturale variabilità del grasso del latte (legato all’alimentazione ed alla stagionalità) e che non sappiamo neppure se appartiene alla stessa partita di latte! EVVIVA IL PROGRESSO TECNOLOGICO.

Allora la data di scadenza è diventata un plus, al consumatore è stato fatto capire che se fosse durato di più sarebbe stato più buono e qualcuno gli ha insegnato che era addirittura più sicuro fino a convincerlo che se fosse rimasto su un balcone per due mesi sarebbe stato ancora latte! (alla faccia della catena del freddo che tutela la naturalezza, la freschezza e la ricchezza delle sostanze naturali!)

Tutto questo per un medico allevatore è un obbrobrio ormai insostenibile eppure questa è diventata la realtà.
I grandi super store ed i grandi discount vendono benissimo questi prodotti , ci guadagnano il doppio, risparmiano sulla movimentazione, non hanno il problema della gestione del banco frigo  e soprattutto hanno goduto del silenzio di un mondo scientifico che (sempre in perfetta buonafede ) ha tutelato il sistema senza mai approfondire le vere differenze tra un latte vero, fresco ,tracciato ed un prodotto pluritrattato, microfiltrato o peggio sterilizzato o trattato a 140 gradi (UHT) .

Poi la grande scoperta: il è il nemico numero uno dell’UOMO! allora tutti alla ricerca del senza lattosio, più digeribile, meglio se pure scremato NON certo di alta qualità (non potrebbe esserlo, quello di alta qualità è naturale, non può essere trattato se non pastorizzato ad una specifica e blanda temperatura) meglio se a lunga scadenza o meglio microfiltrato.

La frittata è fatta!

Non si capisce perché un allevatore piccolo o medio debba continuare a produrre qualità, pensare ad essere autorizzato dalla propria ASL per produrre LATTE di ALTA QUALITA’, è meglio un latte “sconosciuto” proveniente da chissà quale Paese, munto in chissà quale giorno già trattato in partenza, già scremato (il GRASSO FA MALISSIMO, quelle 20 kcal per 100 cc fanno la vera differenza in una dieta quotidiana !!!!)

Meglio prendere sul mercato una cisterna di latticello (si chiama così il latte scremato utilizzato nei Grandi paesi produttori per estrarre burro o fare latte in polvere) poi delattosarla e vendere il prodotto (NON MI PERMETEREI MAI DI CHIAMARLO LATTE) ad un consumatore “maturo “che lo paga a 1,8 euro al litro!

E gli scienziati , gli studiosi, i nutrizionisti , le istituzioni : tutti a plaudire :  si è scoperto che negli ultimi 10 anni non  digeriamo più il lattosio : peccato che fanno finta di dimenticare che la LATTASI per scinderlo la produciamo noi nel Ns intestino , che se beviamo latte scremato o parzialmente scremato , lavora male e scinde poco il lattosio; peccato che più beviamo latte delattosato più diventeremo intolleranti al lattosio per la gioia di tutta l’industria multinazionale che ci costringerà a comprare solo  prodotti senza lattosio.

Senza dimenticare che si fa il test all’intolleranza al lattosio facendo bere una soluzione che contiene il lattosio presente in mezzo litro di latte!

Vorrei vedere tutti questi consumatori che bevono una tazza di 500 gr di latte in un solo colpo! Certo che avrebbero un po’ di gonfiore di stomaco e qualcuno voglia di andare in bagno!

Ma bene così, importante avere la patente di INTOLLERANTE AL LATTOSIO: e via alla ricerca di latticini senza lattosio: pure i formaggi con 24 mesi di stagionatura fanno paura a tal punto che quelli del Parmigiano si sono affrettati a pubblicizzare NATURALMENTE SENZA LATTOSIO!

EVVIVA abbiamo trovato e sconfitto il Nostro NEMICO!

Ed allora ci mancavano pure antibiotici e corticosteroidi come se non sapessimo NOI ed una industria sana che SONO giustamente super vietati che un’analisi velocissima, semplicissima ne svela il contenuto e l’ITALIA ha il più severo (per fortuna) sistema di controllo e di gestione.

Peccato che pochi sanno che solo una vera tracciabilità con il produttore vicino al confezionatore salva tutti e garantisce tutti perché nessuno sarebbe così FOLLE da farsi scoprire o essere denunciati.

Approfittare dell’argomento per parlare dell’antibiotico resistenza, quello si argomento fondamentale che fa 40.000 morti all’anno forse dimenticando che un antibiotico non si nega a nessuno al primo colpo di tosse o al foruncolo sul braccio!

Allora è meglio la multinazionale, la grande aggregazione con le cisterne che volano sulle autostrade (alla faccia della sostenibilità ambientale con le centinaia di litri di gasolio che occorrono per il trasporto) è meglio la super ricerca che rende scettico l’ultimo consumatore che ancora usava bere una salutare tazza di latte ricca di energia e naturali ingredienti tutte le mattine.

Ma perché lo deve fare ancora: meglio un caffè di corsa, un bel cornetto surgelato da 280 kcal, e magari alle dieci una busta di patate fritte al peperoncino (quello si fa bene!).

Grazie ancora scienza e giornalismo: ci mancava l’ultimo colpo.

Non vorrei distrarvi ma qualcuno ogni tanto parlasse di alcool, di quanti morti si ritrovano sulle strade, di quanti malati di cirrosi ci sono in Italia, di quanti muoiono di cancro cirrosi!

Forse qualcuno ci penserebbe: invece no: il VINO tira (una bottiglia, NON un litro, deve costare almeno 4 euro, si può bere a tutte le ore e fioriscono decine di trasmissioni sull’argomento.

I giovani iniziano a bere sempre più presto, alcolici e superalcolici e certo il latte fa MALE o almeno è grasso, poco digeribile, oggi anche pericoloso etc. etc.. Peccato che oggi va anche di moda il dosaggio della vitamina D mentre una volta nessuna se la sognava! Bastava bere ogni giorno 200 gr di latte intero per avere Calcio e vitamina D (UDITE, UDITE!).

Ma ce le siamo scordate le vere caratteristiche del vero latte: un complesso di carboidrati, di grassi, di proteine, di vitamine, di oligoelementi unici in una giusta percentuale per dare la giusta energia al mattino, nel momento di massima necessità (se non vogliamo passare agli hot dog, alla senape ed all’hamburger con patatine sin dalla colazione!)

Allora ben vengano le ricerche che allontanano l’ultimo consumatore , ben vengano gli allarmi inutili che pur di pubblicizzare un nuovo tipo di test che vada oltre ogni criterio di legge, crei l’ulteriore diffidenza su un prodotto che , grazie anche a vegani, vegetariani ed animalisti, sarà sempre più prodotto in grandi Allevamenti (in USA si superano le 5000 vacche per stalla)  dove l’importante è solo avere costi di produzione bassi, super produzioni per singola lattazione, vacche che invece di vivere 10 anni a stento fanno 2 parti per poi essere macellate perché non più feconde.

E’ fatta: Non ce la farò più a spiegare, Grazie anche a Voi la smetterò di convincere le mamme impaurite , gli insegnanti che portano a visitare gli Allevamenti ma poi Non “rischiano” di far bere il latte agli alunni , i consumatori che invece di aggiungere un po’ d’acqua nel latte fresco intero di ALTA QUALITA’, preferiscono comprare il latte parzialmente scremato,  i Pediatri che al primo chilo in più del bambini gli intimano di NON bere più latte INTERO FRESCO di ALTA QUALITA’ ma di passare subito allo scremato , si perché così non ingrassa più !

Peccato che dai paninari si fa la fila, i cornetti congelati fioriscono, le merendine sopravvivono alla faccia dei conservanti degli additivi, dei coloranti, degli edulcoranti, delle margarine, degli addensanti.

Evviva: ce l’avete fatta, smetterò di parlare e soprattutto di allevare: le mortificazioni sono troppe, spero di diventare produttore di vino, quello si fa bene alla salute!

Rientro tra gli ottantamila colleghi che negli ultimi 30 anni hanno smesso di produrre LATTE in ITALIA, siamo purtroppo la maggioranza (quando le maggioranze non contano!) e possiamo fare solo gli auguri a chi resta, perché solo Noi conosciamo il sacrificio quotidiano dell’Allevatore!

Gioacchino Majone

Azienda Vallepiana, Eboli