Benessere animale e Metodo Nobile

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Metodo Nobile

Ho attivato questo sito essenzialmente per proporre, soprattutto in questo periodo, modelli diversi di sviluppo, più rispettosi dell’ambiente, degli animali, delle piante e delle esigenze dei consumatori.  La nostra ambizione è quella di mettere in condizione i consumatori di poter scegliere il livello qualitativo degli alimenti, perché ora questa scelta è limitata se non addirittura vanificata dal prezzo unico delle materie prime.In questo percorso ci accompagnano alcuni istituti di ricerca ai quali ho chiesto di aggiornarci continuamente sui risultati che vanno ottenendo.L’articolo che inaugura la serie è del gruppo dell’Università di Napoli diretto da Federico Infascelli e riguarda il benessere animale e come l’adozione del Metodo Nobile (www.metodonobile.com) permette di avvicinare lo stato di salute dell’animale a quello ottimale.


 

Esistono parametri misurabili per tentare una certificazione scientifica della bontà del Metodo Nobile per le produzioni animali?

Quale relazione esiste tra ciò che gli animali mangiano e la qualità, intesa nella sua più ampia ed innovativa accezione, delle derrate che essi producono?

Il disciplinare Nobile è attuabile per tutte le razze?

Sono solo alcune delle domande cui tenteremo di dare riposta con una serie di articoli dove si sintetizzeranno anche i risultati di esperienze effettuate sul campo dal nostro gruppo di ricerca.

Iniziamo con una delle questioni sollevate più di frequente dagli allevatori: allevo vacche frisone dotate di buona potenzialità galattopoietica: riusciranno i miei animali a sopportare le restrizioni alimentari imposte dal disciplinare del metodo Nobile? Insomma:

Il metodo nobile è rispettoso dello stato di salute e di benessere animale? 

In particolare, ci si riferisce all’aumento del rapporto foraggio: concentrato (F:C), previsto nel disciplinare di produzione del latte Nobile, che riducendo l’energia disponibile determina l’utilizzo delle riserve adipose corporee come fonti di energia alternative.

Al fine di rispondere a tale domanda abbiamo studiato per 4 mesi, in vacche frisone che all’inzio della prova erano a 90 giorni di lattazione, la risposta metabolica e alcuni parametri del benessere animale.

Gli animali, divisi in due gruppi omogenei – uno che riceveva la razione aziendale (F:C pari a 55:45), l’altro alimentato col metodo Nobile (F:C pari a 70:30) – sono stati sottoposti a prelievi mensili di latte e sangue.

Alimentazione animali Nel siero il glucosio è risultato più basso nel gruppo Nobile, ma il deficit energetico non ha comportato diminuzione significativa della produzione di latte né della percentuale di lattosio.

Il bilancio energetico negativo ha comportato mobilizzazione degli acidi grassi non esterificati (NEFA) dal tessuto adiposo, senza però che questi facessero da substrato per la sintesi di betaidrossibutirrato (BHBA), i cui livelli risultarono uguali tra i gruppi.

In altre parole, la minore disponibilità di glucosio era compensata da una leggera mobilizzazione di NEFA, senza aumento di BHBA e, di conseguenza, senza nessun rischio metabolico per la salute degli animali.

Nel gruppo Nobile, inoltre, è stato rilevato un livello più elevato di urea, sia nel siero (BUN) che nel latte (MUN), nei primi due prelievi.

La differenza però è scomparsa a quelli successivi, suggerendo solo un uso transitorio delle proteine ​​come substrato energetico.

Tra l’altro, la maggiore concentrazione di MUN e BUN potrebbe anche essere stata causata semplicemente dalla più alta frazione proteica degradabile per le leguminose (Vicia sativa, Trifolium alexandrinum, Trifolium squarrosum) presenti nel fieno che riceveva solo il gruppo Nobile.

Infine, i d-ROMs, che forniscono una misura dell’intera capacità ossidante del plasma e la cui diminuzione è considerata come miglioramento della salute cellulare, sono risultati significativamente più bassi nel gruppo Nobile.

In definitiva, lo studio ha dimostrato che il piano alimentare Nobile, oltre a non rivelarsi nocivo per gli animali, è in grado di migliorarne i livelli di stress ossidativo, con possibili implicazioni positive, da verificare in studi successivi, sul benessere, sulla longevità e sulla riproduzione.

Federico Infascelli, Pietro Lombardi, Raffella Tudisco, Nadia Musco. Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali – Università di Napoli Federico II

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